Denis Villeneuve torna per portare a termine ciò che ha iniziato: «Dune - Parte tre», capitolo finale della sua imponente saga fantascientifica, uscirà il 18 dicembre 2026.
Curiosamente, la data coincide con l’arrivo di un altro blockbuster: «Avengers: Doomsday», già ribattezzato online “Dunesday”, in riferimento al fenomeno “Barbenheimer”.
Dopo «Dune» (2021), che ha costruito il mondo narrativo, e «Dune - Parte due», che ha trasformato la storia in un fenomeno cinematografico globale, il terzo film sarà l’atto conclusivo — e allo stesso tempo il capitolo più rischioso dell’intera trilogia.
Più oscuro che mai
«Dune - Parte tre» adatta il romanzo di Frank Herbert «Messia di Dune», pubblicato nel 1969. Questo lo rende molto diverso dai capitoli precedenti per tono e ritmo: il libro smonta consapevolmente l’archetipo dell’eroe elevato a figura messianica nei primi due film.
La storia si svolge 17 anni dopo gli eventi della Guerra del Deserto; nel romanzo, invece, ne passano 12. Paul Atreides, ormai Imperatore Padishah, guida una Guerra Santa che ha travolto l’intero Universo Conosciuto. Ma potere e profezia sono un peso enorme, e questa volta la vittoria non è affatto garantita.
⚠️ Da qui in avanti: spoiler sulla trama di «Dune - Parte tre» e del romanzo «Messia di Dune».
Questa volta la minaccia non nasce solo sul campo di battaglia, ma anche nell’ombra. In «Messia di Dune», contro Paul prende forma una cospirazione che coinvolge diverse forze dell’Impero, tra cui i Bene Tleilax, una civiltà chiusa e specializzata nella bioingegneria. A loro è legato il personaggio di Scytale, un “danzatore del volto” capace di cambiare aspetto e agire inosservato dall’interno del sistema. Nel film sarà interpretato da Robert Pattinson.
Uno degli strumenti chiave di questa cospirazione è il ghola: un essere umano ricreato artificialmente, un clone generato dalle cellule di una persona morta, ma privo dei ricordi della vita precedente. Al centro della storia c’è il ghola di Duncan Idaho — ed è proprio attraverso di lui che i nemici cercano di spezzare Paul non fisicamente, ma psicologicamente. Da qui prende il via una serie di eventi fatali.
Parallelamente, si intensifica anche la linea politica. Irulan, interpretata da Florence Pugh, diventata moglie di Muad’Dib, passa in primo piano. Come rappresentante delle Bene Gesserit, si ritrova divisa tra le proprie ambizioni, gli ordini della Sorellanza e il rapporto complesso con Paul.
Sono proprio le Bene Gesserit a continuare uno dei giochi più importanti dell’universo di «Dune»: il controllo della successione. L’ordine vuole influenzare il futuro dell’Impero attraverso gli eredi degli Atreides, e Irulan diventa uno strumento fondamentale di questa strategia.
Villeneuve descrive il terzo capitolo come un cambio di tono: se il primo film era una storia di formazione e il secondo un film di guerra, «Dune - Parte tre» assume invece i tratti di un thriller teso e cupo. Al centro resta Paul Atreides, costretto ad affrontare le conseguenze del proprio potere e a cercare una via d’uscita dal ciclo della violenza.
Nonostante il tono più oscuro, il conflitto personale rimane centrale. Il rapporto tra Paul e Chani diventa il cuore emotivo della storia. Dopo gli eventi di «Dune - Parte due», la loro relazione si complica in modo evidente.
«Dunesday»
Il 18 dicembre 2026 arriveranno nelle sale due dei film più attesi dell’anno — e Timothée Chalamet e Robert Downey Jr. hanno già proposto scherzosamente di chiamare il fenomeno “Dunesday”, alludendo al precedente di “Barbenheimer”.
I cinema si preparano già a una vera battaglia al botteghino. A differenza di “Barbenheimer”, dove i due film si rivolgevano a pubblici molto diversi, i due colossi di dicembre condividono una base di spettatori piuttosto simile.
La traiettoria commerciale di «Dune» è in crescita: il primo film ha incassato 410 milioni di dollari nonostante l’uscita simultanea su HBO Max, mentre «Dune - Parte due», distribuito esclusivamente al cinema, è diventato un vero successo con 714 milioni di dollari. Questo rafforza l’idea che il terzo capitolo possa stabilire un nuovo record per l’intera saga.
L’ultima parola di Villeneuve
Per Denis Villeneuve, questo film sarà un addio personale al franchise: il regista ha confermato che, dopo il terzo capitolo, non intende più dirigere film ambientati nell’universo di «Dune». L’universo narrativo, però, non scomparirà: la serie «Dune: Prophecy» prosegue, mentre Warner Bros. e Legendary sembrano intenzionate a esplorare nuove possibilità di sviluppo.
Il passo successivo più logico potrebbe essere l’adattamento de «I figli di Dune», il romanzo in cui i protagonisti diventano gli eredi di Paul. Per ora, però, tutti gli occhi sono puntati su dicembre 2026.
«Dune - Parte tre» non è soltanto la conclusione di una trilogia. È il tentativo di Villeneuve di dire la cosa più importante: nessun messia salverà l’umanità da se stessa. Frank Herbert lo scrisse nel 1969 — e oggi suona ancora più potente.

